Unità Operativa Neurochirurgia III
Direttore: prof. Sergio Paolini
GLIOBLASTOMA
Il glioblastoma è il tumore cerebrale più frequente nell'adulto.
Rientra nella famiglia dei gliomi, tumori che originano dalle cellule gliali (cellule che circondano i neuroni con funzioni di sostegno e nutrizione).
E' un tumore aggressivo. Spesso progredisce rapidamente e risponde poco alle terapie. In altri casi, però, ha una risposta eccellente e, trattato adeguatamente, può rimanere sotto controllo per anni. Oggi è chiaro che questa diversità di comportamento risiede nel profilo genetico di ogni tumore. Alcuni di questi caratteri sono scritti nel DNA del singolo tumore e sono rintracciabili nei campioni di tessuto prelevati in sede di intervento o di biopsia.
Non vi sono sintomi specifici del glioblastoma. Le manifestazioni sono quelle proprie di ogni tumore cerebrale e dipendono dalla sede in cui tumore si sviluppa e dalle dimensioni che ha raggiunto.
La cefalea (mal di testa) è un sintomo comunue ma, ovviamente, aspecifico (vale a dire che moltissime persone soffrono di cefalea senza avere alcun tumore cerebrale).
Il sintomo più comune e più chiaro sono le crisi epilettiche.
Altre volte, se la neoplasia ha raggiunto dimensioni sufficienti, può dare segno di sè provocando un malfunzionamento delle aree cerebrali che vengono compresse o infiltrate. Il risultato è un deficit di quella funzione: paralisi degli arti, deficit del linguaggio, etc. Se il tumore ha raggiunto dimensioni ingenti si possono manifestare segni di ipertensione endocranica: stordimento, vomito.
I gliomi non sono ereditari. Di norma, quindi, non è necessario quindi fare controlli sui consanguinei. La presenza di più casi nella stessa famiglia è stata descritta in rarissimi casi. Alcuni gliomi possono essere osservati nell'ambito di alcune sindromi (es: neurofibromatosi, sindrome di Turcot) che a loro volta hanno una base genetica, ereditabile.
Possono manifestarsi nella forma più nota cioè generalizzata (convulsioni) o anche con modalità più difficilmente decifrabili come movimenti involontari, sensazioni anomali, perdita di contatto con l'ambiente, allucinazioni (si parla qui di crisi epilettiche parziali).
Le crisi epilettiche, sono quasi sempre transitorie. Questo vuol dire che, per quanto possano avere un'espressione clinica allarmante (es. convulsioni) di norma sono seguite da un recupero completo. Vi sono delle rare eccezioni per cui per cui, è comunque essenziale il supporto del medico.
La terapia di un glioblastoma si basa su tre pilastri:
Rimozione chirurgica
Radioterapia
Chemioterapia
Per la neurochirurgia moderna, l' obiettivo è asportare il tumore nella misura più ampia possibile, senza arrecare danno al paziente. Oggi si parla di maximal safe resection (si può dire: asportazione massimale, purchè in sicurezza). Tuttavia, perchè l'asportazione massimale sia utile, oltre che sicura, è necessario che sia molto abbondante. Con il termine "gross total resection" si intende un grado di asportazione per il quale - sulla Risonanza postoperatoria - non resti visibile tumore residuo o ne resti visibile una minima parte (meno del 5%) della quota originaria.
Con attrezzature moderne ed esperienza, è possibile raggiungere una asportazione gross-total nella maggioranza dei casi.
I presupposti per la migliore riuscita di un intervento sono due:
esperienza del team chirurgico
supporto tecnologico
Nessuno dei due è sufficiente, da solo.
Riguardo alla dotazione tecnologica, sono essenziali:
Mappe funzionali (RM funzionale)
Mappe anatomiche (ricostruzioni 3D, trattografia)
Monitoraggio neurofisiologico avanzato
Neuronavigazione integrata con mappe anatomo-funzionali
Se l'impressione chirurgica unita alla navigazione non sono sufficienti, possono correre in supporto altri strumenti di verifica intraoperatoria del grado di asportazione (es: ecografia, traccianti tumorali tipo 5-ALA).
Di norma, la rimozione del tumore è considerata preferibile perchè si associa ad una risposta ottimale alle terapie e migliora la prognosi.
Ha senso effettuare una biopsia quando non si è del tutto sicuri della diagnosi di tumore oppure quando si è rinunciato a tentativi di asportazione, ma il radioterapista o l'oncologo ritengono indispensabile una diagnosi precisa prima di iniziare la terapia.
Una rimosso un glioblastoma, le terapie necessarie e dimostratamente efficaci per consolidare il risultato sono:
Radioterapia
Chemioterapia (temozolomide).
Questa è la cosiddetta prima linea.
Se il tumore è di piccole dimensioni e si è effettuata una sola biopsia, queste terapie possono essere ugualmente efficaci.
In caso di progressione nonostante la terapia, si può ricorrere a farmaci di seconda linea alcune dei quali sono in fase di sperimentazione per un'approvazione ufficiale.
La temozolomide (Temodal) è un farmaco di dimostrata efficacia che è entrato nell'uso clinico dalla fine degli anni '90.
Viene utilizzato in associazione alla radioterapia, nell'ambito di un regime di trattamento noto come "protocollo Stupp" (dal nome dell'oncologo che ha guidato la prima sperimentazione).
Ha il vantaggio di essere semplice da assumere (una compressa al giorno) e di avere uno spettro di effetti collaterali molto ridotto rispetto ad altre forme di chemioterapia. L'effetto collaterale più significativo e più frequente è la mielosoppressione, cioè una riduzione del numero di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine che viene normalmente rilevata attraverso i periodici esami del sangue.
FAQ intervento
Nell'anno 2024 l' IRCCS Neuromed ha effettuato 398 interventi per tumore cerebrale (fonte: PNE Agenas 2025).
La media nazionale 2022 , su 164 strutture censite da Agenas è di 84 interventi/anno per struttura.
Il Neuromed e il gruppo del prof. Paolini sono ai primi posti in Italia per volume di attività .
La casistica complessiva (-> Aprile 2025) di tumori cerebrali operati personalmente dal prof. Paolini è di 2135 casi.
Sì, da molti anni. Riteniamo conveniente l'uso di questa metodica in casi selezionati.
Operiamo con tecnica mini-invasiva tutti i pazienti con gliomi cerebrali.
Quello estetico è il vantaggio meno rilevante.
Come abbiamo mostrato in questo studio, le complicanze di ogni tipo si riducono nettamente. Questo consente alla maggior parte dei pazienti di essere dimessi in condizioni uguali o migliorate rispetto al momento del ricovero.
Altri vantaggi rispetto agli approcci tradizionali:
Durata dell'intervento più breve
Perdita di sangue irrilevante
Degenza postoperatoria più breve
Possibilità di accedere in tempi più rapidi ad eventuali terapie adiuvanti (es: radioterapia)
Il coinvolgimento del corpo calloso è stato considerato per lungo tempo una controindicazione alla chirurgia. In realtà , un'infiltrazione parziale, senza estensione del tumore al controlato, non pone problemi chirurgici e può ugualmente associarsi ad ottima risposta alle terapie.
Mediamente, 2 ore.
Dimettiamo, di norma, in quinta giornata postoperatoria.
Dipende dalla sede del tumore.
Vi sono molte sedi in cui il rischio è quasi assente.
In altre sedi, cosiddette critiche, vi sono dei rischi potenziali (es: emiparesi, disturbi del linguaggio) che è possibile tenere sotto controllo tramite alcuni accorgimenti tecnici e monitoraggi di ultima generazione.
Attualmente, il nostro tasso di complicanze gravate da deficit permanenti è inferiore al 2 %.
Nella nostra casistica, la mortalità intraoperatoria è assente.
Nella nostra esperienza non è mai accaduto.
I gliomi già sintomatici e con diagnosi chiara, progrediscono sino a dare serie conseguenze neurologiche; se la lesione è accessibile, è fortemente indicata la rimozione chirurgica.
I casi in cui non vi sono sintomi (riscontri occasionali) e la diagnosi di glioma non è certa, vanno analizzati volta per volta.
I pazienti che arrivano all'intervento in condizioni integre vengono messi in piedi tra la prima e la seconda giornata postoperatoria.
No. La cicatrice resta coperta dai capelli. Nei pazienti con pochi capelli vi sono degli espedienti per renderla meno visibile possibile.
Tutti i pazienti operati, a prescindere dalle condizioni cliniche, trascorrono la prima notte in terapia intensiva.
Se il tumore comprime, più che infiltrare, le aree "critiche" neurologiche, con l'intervento si può avere un recupero anche completo.
L'alterazione della personalità (da non confondersi con alterazioni della memoria, del tono dell'umore oppure del linguaggio) è un sintomo piuttosto raro, che si può osservare - per alcune sedi tumorali - prima dell'intervento. Nella nostra esperienza, non è mai una stata una sequela della procedura.
La maggioranza dei pazienti non ha alcun dolore. Vi può essere, a volte, un lieve mal di testa.
Non è prevista riabilitazione. La maggioranza dei pazienti viene dimessa in condizioni sovrapponibili o in recupero rispetto al preoperatorio. In casi particolari (es: pazienti che arrivano già con disabilità oppure sviluppano deficit durante la degenza) avviamo la riabilitazione durante il ricovero.
Durante l'intervento, siamo in grado di monitorizzare in tempo reale l'integrità delle seguenti strutture:
Via piramidale (capacità di muovere gli arti)
Via somestesica (sensibilità degli arti)
Nervo oculomotore (movimenti degli occhi)
Nervo trigemino (sensibilità del volto, movimenti della mandibola)
Nervo abducente (movimenti degli occhi)
Nervo faciale (movimenti della faccia)
Nervo acustico (udito)
Nervi glossofaringeo e vago (deglutizione, voce, pressione arteriosa, frequenza cardiaca)
Nervo accessorio (movimenti della spalla)
Nervo ipoglosso (movimenti della lingua)
Il linguaggio o attività più complesse sono monitorizzate, quando necessario, in awake surgery.
