Unità Operativa Neurochirurgia III
Direttore: prof. Sergio Paolini
ERNIA DEL DISCO LOMBARE
Il motivo principale è la degenerazione (in un certo senso l'usura) del disco. Quest'ultima dipende da fattori che possono essere modificati (es. postura, peso, abitudini di vita) e altri che non possono essere modificati (fattori genetici).
Su un disco degenerato, l'ernia può formarsi in risposta a stress anche banali (movimenti anomali, sollevamento di pesi) oppure senza un particolare motivo.
I motivo per operarsi sono 2:
Dolore sciatico (cioè lungo una gamba) intrattabile e resistente alle terapie
Deficit motori. Nella grande maggioranza dei casi il deficit consiste in una limitazione nei movimenti del piede.
Il ricorso ad alcune forme di terapie percutanea è supportato dalla letteratura scientifica. L'efficacia e in particolare la durata del beneficio sono variabili e andrebbero valutate da caso a caso, in base alle caratteristiche dell'ernia e alle dimensioni del canale lombare.
A far passare immediatamente il dolore e, in caso di deficit preoperatori, a porre le basi per un recupero ottimale.
Dipende dall'entità del deficit, dall'età , dal tipo di attività .
Di norma, di fronte a un deficit è preferibile decomprimere il nervo (quindi rimuovere l'ernia) sollecitamente.
Il rischio di una paraplegia (paralisi completa degli arti inferiori) per un'ernia del disco lombare è molto remoto e non giustifica il ricorso all'intervento in chiave preventiva.
E' possibile. Per recidiva si intende la comparsa di una nuova ernia sullo stesso spazio e allo stesso lato già operato. In tutti gli altri casi, non si tratta di recidiva ma semplicemente di altre ernie.
L'incidenza riportata in letteratura oscilla tra il 5% e il 15%.
Con alcuni accorgimenti - che utilizziamo di prassi - è possibile scendere sotto il 5%.
Ad oggi, nessuna tecnica o dispositivo consente al chirurgo di sottoscrivere nell'ambito del Consenso Informato che non vi potranno mai essere recidive.
Utilizzando una tecnica adeguata in occasione del primo intervento, il rischio di recidiva può comunque essere mantenuto sotto il 5%.
L'unico modo per portare il rischio a zero è rimuovere del tutto il disco intervertebrale. La procedura ha un profilo rischio/beneficio non sempre favorevole e va valutata da caso a caso.
Nella nostra esperienza, il dolore sciatico, vale a dire il dolore avvertito lungo la gamba, scompare sempre. Le prospettive sul generico mal di schiena vanno valutate da caso a caso.
In media, 40 minuti.
Per i pazienti operati in mattinata consentiamo la stazione eretta già la sera dell'intervento. Se l'intervento avviene il pomeriggio, ci si alza la mattina dopo.
Nella nostra casistica, i rischi sono estremamente bassi.
Negli ultimi 10 anni non abbiamo mai osservato deficit motori (cioè paralisi dei uno o più movimenti).
Soprattutto in alcuni soggetti (es: diabetici) è noto un potenziale rischio di infezioni (spondilodiscite) che tuttavia, resta contenuto sotto il 3%.
No. Consigliamo generica rieducazione posturale in ottica soprattutto preventiva (es: altre ernie del disco).
No. Però, i sintomi dovuti a eventuali aderenze epidurali conseguenti alle infiltrazioni, possono persistere nonostante l'intervento.
Nella quasi totalità dei casi, operando per via mini-invasiva, è possibile non impiantare alcun dispositivo.
Impiantiamo placche o altri dispositivi in casi particolari, quando ci si rende conto che l'intervento può comportare un rischio di instabilità oppure può aumentare le possibilità di recidiva.
Sì. Il tipo di intervento che effettuiamo consente di tornare a una vita normale.
