Unità Operativa Neurochirurgia III
Direttore: prof. Sergio Paolini
La gestione delle metastasi cerebrali è materia per definizione multidisciplinare. Le decisioni cambiano a seconda della natura e dello stadio del tumore primitivo.
Nelle nostre abitudini, la rimozione di una metastasi deve ricadere in una linea condivisa con i curanti di riferimento (spesso si tratta di un team composto da oncologo e radioterapista).
Le due cose non sono in contrapposizione. Se la metastasi è potenzialmente sensibile alla radioterapia, questa è in genere la prima scelta.
Molti dei pazienti che operiamo sono casi in cui la radioterapia è stata giudicata impraticabile - ad esempio per le dimensioni - oppure è già stata effettuata ed è risultata inefficace.
Per la molti tipi di metastasi è stata dimostrata l'utilità di una radioterapia sul letto operatorio. Questo serve a ridurre la possibilità di recidiva che comunque, dopo un'asportazione completa, sono già molto basse. La decisione, comunque, è dello specialista.
No. Capita non di rado di rimuovere più di una metastasi oppure di levarne una sola qualora le altre siano sotto controllo.
Uno dei vantaggi della chirurgia mini-invasiva, che effettuiamo di routine, è quello di comportare una sospensione brevissima della immunoterapia.
No. Operiamo correntemente pazienti con più metastasi. E' dirimente il parere dell'oncologo. Se la malattia è sotto controllo, in genere è possibile rimuovere rapidamente la metastasi cerebrale e riprendere il normale iter.
METASTASI CEREBRALI
Nel 2024 l' IRCCS Neuromed ha effettuato 398 interventi per tumore cerebrale (PNE Agenas 2024). Per volume di attività è il secondo del Centro-Sud.
La media nazionale 2022 , su 164 strutture censite da Agenas è di 84 interventi per struttura.
La casistica complessiva (-> Aprile 2025) di tumori cerebrali operati dal prof. Paolini è di 2135 casi.
Le metastasi cerebrali presentano, di norma, un buon "piano di clivaggio". Cioè, tendono ad essere ben enucleabili dal chirurgo e a consentire una rimozione completa.
Una volta stabilita l'opportunità di una rimozione chirurgica, puntiamo ad un trattamento il più radicale possibile.
Operiamo con tecnica mini-invasiva - salvo rare eccezioni - tutti i pazienti con metastasi già candidati a trattamento chirurgico.
Quello estetico è il vantaggio meno rilevante.
Come abbiamo mostrato in questo studio, le complicanze di ogni tipo si riducono nettamente. Questo consente alla maggior parte dei pazienti di essere dimessi in condizioni uguali o migliorate rispetto al momento del ricovero.
Altri vantaggi rispetto agli approcci tradizionali:
Durata dell'intervento più breve
Perdita di sangue irrilevante
Degenza postoperatoria più breve
Possibilità di accedere in tempi più rapidi ad eventuali terapie adiuvanti (es: radioterapia)
La mini-craniotomia è molto appropriata nei pazienti metastatici. Si tratta di persone che, per definizione, hanno diversi problemi da affrontare oltre alla metastasi. Pertanto, il risultato ideale sarebbe trasformare l'intervento in una brevissima parentesi che non complichi la vicenda già in corso. La chirurgia mini-invasiva consente di avere degenza e recupero rapidi. Di norma, re-inviamo il paziente all'oncologo curante entro pochi giorni.
In casi selezionati è possibile rimuovere due metastasi nella stessa procedura.
Utilizziamo la chirurgia da svegli ("awake") da molti anni. Riteniamo conveniente questa metodica in casi selezionati.
Mediamente due ore. Sedi particolari (ad esempio il cervelletto) richiedono circa tre ore. La preparazione (manovre anestesiologiche, allestimento della navigazione e dei monitoraggi) ed il risveglio richiedono tempo a loro volta.
La dimissione avviene normalmente in quinta giornata.
Se la metastasi comprime, invece che infiltrare, le aree "critiche" neurologiche, con l'intervento si può avere un recupero anche completo.
No. La cicatrice resta coperta dai capelli. Nei pazienti con pochi capelli vi sono degli espedienti per renderla meno visibile possibile.
Tutti i pazienti, a prescindere dalla condizioni cliniche, trascorrono la prima notte in terapia intensiva. La mattina seguente vi è il rientro in reparto e la mobilizzazione. Casi più delicati (es. pazienti fragili o che arrivano all'intervento già con deficit) richiedono valutazione a parte.
In genere l'idrocefalo è provocato dalla stessa metastasi. Quindi rimuovendo la metastasi l' idrocefalo si risolve, senza necessità di ulteriori trattamenti. Solo in casi particolari, l'idrocefalo deve essere affrontato separatamente, tramite un drenaggio.
Operiamo metastasi cerebrali in urgenza, solo se vi è un grave e improvviso peggioramento. Questo, spesso, non è legato a progressione della metastasi ma ad eventi collaterali (ad esempio, progressione dell' edema, emorragie, idrocefalo). In ogni caso, anche nell'urgenza, cerchiamo sempre di avere un colloquio con il curante oncologo o radioterapista di riferimento.
No. Di rado, vi è un lieve mal di testa.
L'alterazione della personalità (da non confondersi con alterazioni della memoria, del tono dell'umore oppure del linguaggio) è un sintomo piuttosto raro, che si può osservare - per alcune sedi tumorali - prima dell'intervento. Nella nostra esperienza, non è mai una conseguenza della procedura.
Nella nostra esperienza non è mai accaduto.
I pazienti che arrivano all'intervento in condizioni integre vengono messi in piedi il giorno dopo l'intervento.
La mobilizzazione precoce riduce il rischio di varie complicanze, particolarmente note nei pazienti oncologici (ad esempio trombosi, embolie).
Durante l'intervento, siamo in grado di monitorizzare in tempo reale le seguenti strutture, consentendo di preservarne le relative funzioni:
Via piramidale (capacità di muovere gli arti)
Via somestesica (sensibilità degli arti)
Nervo oculomotore (movimenti degli occhi)
Nervo trigemino (sensibilità del volto, movimenti della mandibola)
Nervo abducente (movimenti degli occhi)
Nervo faciale (movimenti della faccia)
Nervo acustico (udito)
Nervi glossofaringeo e vago (deglutizione, voce, pressione arteriosa, frequenza cardiaca)
Nervo accessorio (movimenti della spalla)
Nervo ipoglosso (movimenti della lingua)
Il linguaggio o attività più complesse sono monitorizzate, quando necessario, in awake surgery.
